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TRACCE DI PAROLE. Anita Pittoni e Giani Stuparich a Trieste

TRACCE DI PAROLE. Anita Pittoni e Giani Stuparich a Trieste

TRACCE DI PAROLE. Anita Pittoni e Giani Stuparich a Trieste

Dove i luoghi incontrano le storie

Il 7 e 8 febbraio Trieste ha ospitato il Piccolo Festival Foto-Letterario Tracce di Parole, promosso da Exhibit Around APS in collaborazione con Trieste Photo Days, il Comune di Trieste e il Museo LETS – Letteratura Trieste.

L’evento, inserito nel progetto DANTE cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia, ha intrecciato fotografia d’archivio, letture pubbliche e cammini urbani, mettendo in dialogo parola scritta e immagine attraverso due figure centrali della cultura cittadina: Giani Stuparich e Anita Pittoni.

La prima giornata è stata dedicata a Giani Stuparich e si è aperta nella Sala Selva di Palazzo Gopcevich con l’intervento Tracce di Giani Stuparich in Piazza Unità di Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca e della Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte del Comune di Trieste.

La visita guidata alla mostra La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie ha permesso di leggere le fotografie non come semplici documenti, ma come strumenti capaci di restituire la memoria della città. Dalle immagini della Piazza Grande vestita a lutto per Umberto I (1900) all’arrivo della salma dell’arciduca Francesco Ferdinando (1914) e alla folla al Molo San Carlo nel 1918, le fotografie accompagnavano le parole di Stuparich, che non descrivevano gli eventi ma li facevano rivivere dall’interno.

Le letture dei brani tratti da Ritorneranno hanno reso tangibile la “gioia così violenta da far male” che l’autore raccontava. La fotografia fissava l’istante storico, la scrittura ne restituiva il respiro. Il percorso si è esteso fino al secondo dopoguerra, con scatti della Piazza Unità nel 1954 e riflessioni tratte da Storia sotto gli occhi, evidenziando la differenza tra “fare la storia” e “viverla”.

Nel pomeriggio, un itinerario urbano con Paolo Stanese e Emiliano Cribari ha attraversato l’ex Liceo Dante Alighieri, la Casa di famiglia e i caffè storici come il Caffè Garibaldi, seguendo letture tratte da Un anno di scuola, Trieste nei miei ricordi e Guerra del ’15, intrecciando memoria, storia e immaginazione. Emiliano Cribari, con brani dal suo Autoritratto della nostalgia, ha invitato i partecipanti a soffermarsi sui margini e sui dettagli meno evidenti della città.

La seconda giornata ha approfondito la figura di Anita Pittoni, con l’intervento Trame di parole. Anita Pittoni nella Fototeca della dott.ssa Colecchia. Qui le fotografie non documentano solo una biografia, ma mostrano una scelta: il gesto creativo come luogo di conoscenza e possibilità. L’immagine della Mano attraversata dai fili (1928-1934) sospende il gesto prima della sua conclusione, trasformando la manualità in pensiero. Negli anni Cinquanta, le fotografie dei “Pomeriggi Pittoni” testimoniano la trasformazione dello studio in luogo di incontro e dialogo, da cui nascerà l’esperienza editoriale dello Zibaldone. Emblematico anche lo scatto del 1955 in cui Stuparich indossa una giacca realizzata da Pittoni, a testimonianza della relazione silenziosa tra due percorsi culturali.

Nel pomeriggio, l’itinerario urbano ha ripercorso la vita e l’attività artistica della scrittrice, dalla sua casa in via della Cassa di Risparmio alle Rive, passando per Palazzo Hierschel e la Libreria Saba, luoghi che richiamano i legami di amicizia con le sorelle Wulz e con Linuccia Saba. Ancora una volta, le letture di Cribari hanno guidato lo sguardo verso dettagli meno evidenti, sottolineando come la città si mostri attraverso tracce e relazioni.

Il Taccuino del Viandante, timbrato tappa dopo tappa, è diventato il segno tangibile di un attraversamento condiviso, ma l’eredità più duratura resta uno sguardo: Trieste non è solo spazio fisico, ma intreccio di immagini, parole e gesti, un luogo dove la storia si vive prima ancora di essere raccontata.

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